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domenica 21 aprile 2019
Azione Cattolica
 LINEE GUIDA Riduci

"Voi siete il sale della terra..."

"Voi siete la luce del mondo..."

(Matteo 5, 13-16)


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 FESTA DELL'ADESIONE 2019 Riduci

FESTA DELL'ADESIONE

20 GENNAIO 2019


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 FESTA DELL'ADESIONE 2018 Riduci

  FESTA DELL'ADESIONE 2018 

10 DICEMBRE


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 ADSUMUS Riduci

 

 Preghiera dell'ADSUMUS (siamo qui davanti a te) recitata all'inizio di ogni sessione del Concilio Vaticano II

Siamo qui, Signore Spirito Santo,
trattenuti dall'enormità del nostro peccato,
ma riuniti in maniera speciale nel tuo nome:
vieni, renditi tu presente a noi;
degnati di penetrare nei nostri cuori;
insegnaci cosa fare;
mostra dove incamminarci;
opera tu ciò che dobbiamo fare.
Sii tu solo l'ispiratore
e l'autore dei nostri giudizi,
tu che solo, con il Padre e il Figlio suo,
possiedi il nome glorioso:
tu che ami tanto l'equità,
non lasciare che turbiamo la giustizia;
il peccato non ci porti all'ignoranza;
l'umana simpatia non ci pieghi;
non ci corrompa
la preferenza per l'ufficio o le persone;
ma legaci a te efficacemente
con il dono della sola grazia tua,
perché siamo una sola cosa in te,
e in nulla ci discostiamo dalla verità;
e così raccolti nel tuo nome,
in tutto possiamo custodire
la giustizia moderata con la pietà,
perché adesso, in nessuna nostra decisione,
noi sentiamo diversamente da te,
e nel futuro possiamo conseguire
il premio eterno per il bene operato. 
Amen.

 


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 47° SETTIMANA SOCIALE di TORINO Riduci

Le conclusioni della 47a Settimana sociale dei cattolici italiani, svoltasi a Torino dal 12 al 15 settembre.

E le sintesi di quanto emerso negli otto gruppi di lavoro.

 

La famiglia rappresenta una sfida in campo educativo, religioso, sociale, economico, politico. Anche in quello urbanistico, a ben vedere, giacchè le famiglie abitano le città, hanno bisogno di un tetto, di trasporti, di luoghi dove incontrarsi. La famiglia è tanto, per un Paese. Se cresce lei, cresce la comunità intera. Vale anche da noi. La 47a Settimana sociale dei cattolici italiani si chiude con una serie di analisi puntuali. E di richieste concrete. 


( Luca Diotallevi )

E stato tracciato un percorso. «E per un viaggio come questo», ha commentato in chiusura il sociologo Luca Diotallevi, «non si parte quando si è pronti, ma si parte quando si è chiamati».
I giorni di Torino dimostrano che il tempo è giunto. «La famiglia non è un affare privato», ha sottolineato ancora Diotallevi.  È questo l’«elemento politicamente scorretto» che si vuole introdurre nel dibattito pubblico. Una constatazione, questa, a cui corrisponde una tesi, mutuata dalla prolusione del cardinale Bagnasco: «L’architettura della famiglia è una parte essenziale, ineliminabile nell’architettura della civitas». Questo comporta che «non ogni civitas è compatibile con un’architettura della famiglia». Da qui, ha proseguito Diotallevi, nasce l’esigenza che «la famiglia venga pubblicamente riconosciuta».

 

( Franco Miano )

1. La missione educativa della famiglia


«I cattolici, oggi più di ieri, hanno il compito di raccontare la gioia dell’amore cristiano e testimoniare la bellezza della famiglia». Lo ha detto Franco Miano, presidente dell’Azione cattolica italiana, sintetizzando oggi i lavori del primo gruppo di studio della Settimana Sociale, dedicato alla “missione educativa” della famiglia. Sessanta gli interventi, ha riferito aprendo al Teatro Regio di Torino l’ultima giornata dei lavori, dai quali è emersa ad esempio la “valenza pubblica” della missione educativa della famiglia, che fa della genitorialità non solo una generatività biologica, ma anche una “generatività sociale”, che «si assume un compito di cura che va al di là delle cure domestiche». Riconoscere la “differenza”, tra i sessi e tra le generazioni, ma anche «il contributo sociale delle famiglie, impegnate nell’adozione e nell’affido»: queste le richieste delle famiglie cattoliche alla politica, anche «individuando momenti pubblici di valorizzazione delle famiglie», con un’apposita Giornata.

( Maria Grazia Colombo )

2. Le alleanze educative, in particolare con la scuola

  

Serve “una Chiesa alleata della famiglia”. Lo ha detto Maria Grazia Colombo, presidente dell’Agesc, sintetizzando i lavori del secondo gruppo di studio della Settimana Sociale, dedicato alle “alleanze educative”, in particolare con la scuola. Il primo nodo affrontato, ha riferito la relatrice, è stato quello del rapporto tra istituzioni, società e famiglia, “prima cellula della società”, partendo dalla consapevolezza che “l’identità relazionale generativa della famiglia è a fondamento della società”. Quelle cattoliche, ha detto la presidente dell’Agesc, devono essere “famiglie protagoniste, motivate ad attivare una risposta dello Stato, devono scuotere la società”. Nel gruppo, è emersa anche la “grande solitudine educativa delle famiglie”, che va superata attraverso una più stretta “alleanza” tra scuola, famiglia e parrocchia”. Per quanto riguarda la scuola, Colombo ha denunciato la “schizofrenia” di “genitori o ossessivamente presenti, o parzialmente e totalmente assenti” e la necessità, come antidoto, di “passare dalla partecipazione alla corresponsabilità”. “Bisogna superare la logica di uno Stato educatore”, ha detto la relatrice ricevendo un applauso.
 

( Suor Silvana Rasello )

3. Accompagnare i giovani nel mondo del lavoro


“La questione educativa e quella occupazionale rappresentano con tutta probabilità le due principali emergenze che riguardano i giovani oggi in Italia”: lo ha detto suor Silvana Rasello, salesiana, presidente del Centro italiano opere femminili salesiane, che ha coordinato i lavori della terza assemblea tematica su “Accompagnare i giovani nel mondo del lavoro”. Dal dibattito è emersa la convinzione che “uno dei fattori principali che garantiscono un percorso di successo scolastico e formativo è rappresentato dalla qualità delle famiglie di origine degli studenti”, da cui l’esigenza di sostenere la famiglia da parte della comunità cristiana, in tutte le sue diverse fasi. Suor Rasello ha anche aggiunto che “occorre valorizzare l’alleanza scuola-famiglia-parrocchia insieme a una nuova cultura del lavoro, che non concepisca quest’ultimo unicamente come merce”. Nel gruppo si è anche parlato di formazione professionale, oltre che della opportunità di avviare imprese col sostegno dei fondi europei.

( Roberto Bolzonaro )

4. La pressione fiscale sulle famiglie

 

«La forte denatalità e l’allungamento della vita provocheranno conseguenze pesantissime sulla società italiana e sulla pressione fiscale, destinata ad aumentare sensibilmente»: lo ha detto Roberto Bolzonaro, vice-presidente del Forum delle associazioni familiari, che, alla Settimana Sociale, ha coordinato i lavori dell’assemblea sul tema della pressione fiscale. “L’inserimento del ‘fattore famiglia’ nel piano nazionale per la famiglia” costituisce, secondo Bolzonaro, uno degli elementi di fondo per portare la pressione fiscale sulle famiglie a livelli equi ed accettabili. Tra i punti indicati quali importanti, ha richiamato “sconti sui servizi pubblici e, ad esempio, sull’acquisto di libri secondo il carico familiare”, “anche per chi frequenta le scuole paritarie”. Ancora “la revisione dell’Isee come strumento che non generi iniquità nella distribuzione di risorse e servizi”. Bolzonaro ha quindi riferito la proposta di una più favorevole franchigia fiscale sulla casa “rimodulata al numero dei figli a carico” che attenui gli effetti pesanti dell’Imu. Ha poi richiamato la proposta di Zamagni su “un voto per ogni testa, comprese quelle dei figli”, concludendo che “queste riflessioni vanno diffuse a tutta la società civile”, cercando “il dialogo anche con i non-cattolici, che è possibile e auspicabile, per trovare convergenze in favore della famiglia”.
 

( Francesco Antonioli )

5. Famiglia e sistema di welfare


Oggi è urgente costruire “un welfare dell’et-et, e non dell’aut-aut”. Ne è convinto Francesco Antonioli, giornalista del “Sole 24 Ore”, che a Torino ha sintetizzato i lavori del quinto gruppo di studio, dedicato al tema: “Famiglia e sistema di welfare”. “Il welfare State, la welfare society - ha spiegato - non possono essere disgiunti: bisogna dare risposte complesse a problemi complessi e senza ritardi”. Quello che serve è quindi “un welfare delle responsabilità e delle capacità, che deve vedere in prima linea le organizzazioni cattoliche”. Altro passaggio da compiere, secondo Antonioli, è passare “da una logica assistenziale a una logica abilitante”. “Che Stato è quello che spinge una famiglia a far finta di separarsi o divorziare per ottenere punti in più che permettano ai propri figli l’ingresso nella scuola materna?”, si è chiesto Antonioli, ricevendo l’applauso della platea, ricordando che “l’erogazione delle risorse, disgiunta da servizi adeguati, è inefficiente”. “La liquidità c’è, anche in tempi di spending review”, e le famiglie hanno “il dovere morale di vigilare perché non si sprechi”.

( Maurizio Ambrosini )

6. Il cammino comune con le famiglie immigrate

  
«Nel dibattito sono emersi cinque punti problematici», ha detto il professor Maurizio Ambrosini, sociologo, professore alla Cattolica di Milano, coordinatore del sesto gruppo di lavoro. «Il primo deriva dal fatto che le comunità ecclesiali sono immerse in un contesto in cui il pregiudizio e a volte l’ostilità verso gli immigrati sono profondamente radicati. Un secondo nodo consiste nel passaggio dal codice del parallelismo a quello della reciprocità: le comunità ecclesiali e le comunità immigrate, anche cattoliche, vivono fianco a fianco, sostanzialmente separate. Comunicano ancora poco. Un dato emblematico: nei consigli pastorali parrocchiali e diocesani, anche di grandi diocesi, le persone di origine immigrata sono rarissime Un terzo nodo consiste nel passaggio dal codice del soccorso al codice della convivialità. Molto dell’impegno dei credenti va verso l’aiuto nel bisogno, tra l’altro ancora più pressante in questo tempo di crisi. Ancora poco sviluppato, malgrado esperienze positive, uno scambio paritario, un “sedersi insieme a tavola”. Un quarto nodo consiste nel passaggio da un orizzonte locale a un orizzonte nazionale. Un quinto nodo tocca lo sfruttamento e l’ipocrisia. Ci sono famiglie italiane cattoliche praticanti che sfruttano gli immigrati e le immigrate: nelle loro case, nei campi, nel lavoro».
 

( Paola Stroppiana )

7. Abitare la città


Un forte richiamo a recuperare il ruolo della famiglia come interlocutore autorevole ed efficace rispetto alle politiche urbane e la necessità di un ritorno a uno spirito di cittadinanza attiva, a progettazioni urbanistiche partecipate, a una rappresentanza attiva nei consigli di quartiere e di circoscrizione (che vanno ripristinati senza gettone di presenza!) con un ruolo non solo consultivo, riconosciuto anche negli statuti locali. Questo è il primo punto emerso dalla sintesi della dottoressa Paola Stroppiana, già presidente nazionale dell'Agesci (scout). «Sul tema dell’abitazione», ha proseguito Stroppiana, «sono emerse numerosissime esperienze positive, che vanno dall’housing sociale alla coabitazione, dall’autocostruzione/auto recupero, anche con riferimento alla rigenerazione dei centri storici per evitare l’espansione/cementificazione attraverso il consumo di territorio. In queste esperienze si coopera nel prendersi cura di anziani, bambini e soggetti fragili, nell’acquistare beni e servizi in maniera sostenibili, nel ridurre i consumi, per migliorare nel complesso la qualità della vita e dell’ambiente. Alcuni interventi hanno sottolineato la problematica connessa con le separazioni e in particolare all’impatto che esse hanno sui figli anche in termini di instabilità connessa alla necessità di spostarsi periodicamente tra le abitazioni dei genitori separati».

 

( Pierluigi Malavasi )

8. La custodia del creato per una solidarietà intergenerazionale

  
L’edilizia, i trasporti, la produzione e il consumo di energia sono tre aspetti fondamentali della vita della famiglia. Moltiplicati nel tempo e per il numero di nuclei che abitano soprattutto le aree urbane, essi influenzano fortemente il futuro del nostro habitat. Deve partire dall’interno delle stesse famiglie la possibile via per vivere città più pulite e sostenibili. Questa la traccia su cui si è sviluppata la riflessione dell'ultimo gruppo di lavoro, coordinato dal professor Pierluigi Malavasi, ordinario di Pedagogia dell'organizzazione e dello sviluppo delle risorse umane alla Cattolica di Milano. Le esperienze in atto sono numerose. È possibile ad esempio aggregarsi contro lo spreco, per consumare meno producendo di più, creare consorzi per un consumo equilibrato, proporre campagne sostenibili da diffondere e imitare, evitare il superfluo, ricalibrare il rapporto tra domanda e offerta, nonché battersi affinché il territorio non venga ulteriormente deteriorato. In Germania, ad esempio, molte città si rinnovano e costruiscono senza consumo di nuovo suolo, senza allargarsi ma edificando e riutilizzando gli spazi già abitati o abitabili. 

15 settembre 2013

 

 

 

                                  


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 ROMA udienza dal PAPA 3 maggio Riduci

Udienza all’Azione Cattolica Italiana, 03.05.2014

 

Sabato 3 maggio 2014, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Francesco ha incontrato l’Azione Cattolica Italiana a conclusione dei lavori della 15ma Assemblea Nazionale sul tema: Persone nuove in Cristo Gesù, corresponsabili della gioia di vivere (Roma, 30 aprile - 3 maggio 2014).

Ecco il discorso che il Papa ha rivolto ai partecipanti all’Udienza:

Cari amici dell’Azione Cattolica,

dò il benvenuto a tutti voi, che rappresentate questa bella realtà ecclesiale! Saluto i partecipanti all’Assemblea nazionale, i presidenti parrocchiali, i sacerdoti assistenti e gli amici dell’Azione Cattolica di altri Paesi. Saluto il presidente Franco Miano, che ringrazio per la presentazione che ha fatto, e il nuovo assistente generale, mons. Mansueto Bianchi, al quale auguro ogni bene per questa nuova missione, e il suo predecessore mons. Domenico Sigalini, che ha lavorato tanto: lo ringrazio per la dedizione con cui ha servito per tanti anni l’Azione Cattolica. Un saluto speciale va al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, e al segretario generale mons. Nunzio Galantino.

Il tema della vostra Assemblea, "Persone nuove in Cristo Gesù, corresponsabili della gioia di vivere", si inserisce bene nel tempo pasquale, che è un tempo di gioia. È la gioia dei discepoli nell’incontro con il Cristo risorto, e richiede di essere interiorizzata dentro uno stile evangelizzatore capace di incidere nella vita. Nell’attuale contesto sociale ed ecclesiale, voi laici di Azione Cattolica siete chiamati a rinnovare la scelta missionaria, aperta agli orizzonti che lo Spirito indica alla Chiesa ed espressione di una nuova giovinezza dell’apostolato laicale. Questa scelta missionaria: tutto in chiave missionaria, tutto. E’ il paradigma dell’Azione Cattolica: il paradigma missionario. Questa è la scelta che oggi fa l’Azione Cattolica. Anzitutto le parrocchie, specialmente quelle segnate da stanchezza e chiusure – e ce ne sono tante. Parrocchie stanche, parrocchie chiuse… ce ne sono! Quando io saluto le segretarie parrocchiali, domando loro: Ma Lei è segretaria di quelli che aprono le porte o di quelli che chiudono la porta? Queste parrocchie hanno bisogno del vostro entusiasmo apostolico, della vostra piena disponibilità e del vostro servizio creativo. Si tratta di assumere il dinamismo missionario per arrivare a tutti, privilegiando chi si sente lontano e le fasce più deboli e dimenticate della popolazione. Si tratta di aprire le porte e lasciare che Gesù possa andare fuori. Tante volte abbiamo Gesù chiuso nelle parrocchie con noi, e noi non usciamo fuori e non lasciamo uscire fuori Lui! Aprire le porte perché Lui vada, almeno Lui! Si tratta di una Chiesa "in uscita": sempre Chiesa in uscita.

Questo stile di evangelizzazione, animato da forte passione per la vita della gente, è particolarmente adatto all’Azione Cattolica, formata dal laicato diocesano che vive in stretta corresponsabilità con i Pastori. In ciò vi è di aiuto la popolarità della vostra Associazione, che agli impegni intraecclesiali sa unire quello di contribuire alla trasformazione della società per orientarla al bene. Ho pensato di consegnarvi tre verbi che possono costituire per tutti voi una traccia di cammino.

Il primo è: rimanere. Ma non rimanere chiusi, no. Rimanere in che senso? Rimanere con Gesù, rimanere a godere della sua compagnia. Per essere annunciatori e testimoni di Cristo occorre rimanere anzitutto vicini a Lui. È dall’incontro con Colui che è la nostra vita e la nostra gioia, che la nostra testimonianza acquista ogni giorno nuovo significato e nuova forza. Rimanere in Gesù, rimanere con Gesù.

Secondo verbo: andare. Mai un’Azione Cattolica ferma, per favore! Non fermarsi: andare! Andare per le strade delle vostre città e dei vostri Paesi, e annunciare che Dio è Padre e che Gesù Cristo ve lo ha fatto conoscere, e per questo la vostra vita è cambiata: si può vivere da fratelli, portando dentro una speranza che non delude. Ci sia in voi il desiderio di far correre la Parola di Dio fino ai confini, rinnovando così il vostro impegno a incontrare l’uomo dovunque si trovi, lì dove soffre, lì dove spera, lì dove ama e crede, lì dove sono i suoi sogni più profondi, le domande più vere, i desideri del suo cuore. Lì vi aspetta Gesù. Questo significa: andare fuori. Questo significa: uscire, andare uscendo.

E infine, gioire. Gioire ed esultare sempre nel Signore! Essere persone che cantano la vita, che cantano la fede. Questo è importante: non solo recitare il Credo, recitare la fede, conoscere la fede ma cantare la fede! Ecco. Dire la fede, vivere la fede con gioia, e questo si chiama "cantare la fede". E questo non lo dico io! Questo lo ha detto 1600 anni fa sant’Agostino: "cantare la fede"! Persone capaci di riconoscere i propri talenti e i propri limiti, che sanno vedere nelle proprie giornate, anche in quelle più buie, i segni della presenza del Signore. Gioire perché il Signore vi ha chiamato ad essere corresponsabili della missione della sua Chiesa. Gioire perché in questo cammino non siete soli: c’è il Signore che vi accompagna, ci sono i vostri Vescovi e sacerdoti che vi sostengono, ci sono le vostre comunità parrocchiali, le vostre comunità diocesane con cui condividere il cammino. Non siete soli!

Con questi tre atteggiamenti, rimanere in Gesù, andare ai confini e vivere la gioia dell’appartenenza cristiana, potrete portare avanti la vostra vocazione, ed evitare la tentazione della "quiete", che non ha niente a che fare con il rimanere in Gesù; evitare la tentazione della chiusura e quella dell’intimismo, tanto edulcorata, disgustosa per quanto è dolce, quella dell’intimismo… E se voi andate, non cadrete in questa tentazione. E anche evitare la tentazione della serietà formale. Con questo rimanere in Gesù, andare ai confini, vivere la gioia evitando queste tentazioni, eviterete di portare avanti una vita più simile a statue da museo che a persone chiamate da Gesù a vivere e diffondere la gioia del Vangelo. Se voi volete ascoltare il consiglio del vostro Assistente generale – è tanto mite, perché porta un nome mite, lui, è Mansueto! – se voi volete prendere il suo consiglio, siate asinelli, ma mai statue di museo, per favore, mai!

Chiediamo al Signore, per ognuno di noi, occhi che sanno vedere oltre l’apparenza; orecchie che sanno ascoltare grida, sussurri e anche silenzi; mani che sanno sostenere, abbracciare, curare. Chiediamo soprattutto un cuore grande e misericordioso, che desidera il bene e la salvezza di tutti. Vi accompagni nel cammino Maria Immacolata, e anche la mia Benedizione. E vi ringrazio perché so che pregate per me!

Adesso vi invito a pregare la Madonna, che è nostra Madre, che ci accompagnerà in questo cammino. La Madonna sempre andava dietro a Gesù, fino alla fine, lo accompagnava. Preghiamola che ci accompagni sempre nel nostro cammino, questo cammino della gioia, questo cammino dell’uscire, questo cammino del rimanere con Gesù.

 


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Benvenuti in Azione Cattolica  Benvenuti in Azione Cattolica Riduci


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 LETTERA DELLA PRESIDENTE Riduci

LETTERA DELLA PRESIDENTE PARROCCHIALE

Carissimi,

 

colgo l’occasione di questa mia prima comunicazione ufficiale in veste di presidente parrocchiale, per fare alcuni ringraziamenti.

Ringrazio Gianfranco Vistarini per il servizio svolto in questi anni nella nostra associazione e per l’attenzione scrupolosa  che sempre riserva alla  vita della  nostra parrocchia.

Ringrazio ciascuno di voi per la fiducia che mi avete accordato. Spero di essere all’altezza di questo compito, ma sono certa che, in piena sintonia con il carisma dell’AC, sarà  una responsabilità condivisa con voi.

Ringrazio  Sara Cavalli, Daniela Greco e Giovanni Pagella  per aver dato la loro disponibilità a far parte del consiglio parrocchiale. Un ringraziamento particolare e pieno di orgoglio lo rivolgo a Gianfranco Greco, che è stato eletto come membro del consiglio diocesano in rappresentanza del settore adulti.

 

Il primo appuntamento di questo triennio è stato l’Assemblea diocesana, svoltasi domenica 19 febbraio, per la verifica del percorso di quest'ultimo triennio e per il rinnovo delle responsabilità  associative.

Guardando al percorso compiuto, guidati dalle indicazioni nazionali per la verifica e programmazione del prossimo triennio e del nostro Vescovo S.E. Vittorio Viola che sprona ad andare nelle "piazze" per incontrare e realizzare concreti legami di comunione con ogni persona incontrata sul  cammino l'Azione Cattolica diocesana sente il bisogno di discernere comunitariamente quali scelte compiere per andare incontro a ogni uomo e rilanciare il "sogno di una scelta missionaria, capace di trasformare ogni cosa". L'associazione si è chiesta in che modo l’Azione Cattolica può ripensare se stessa, le sue proposte e i suoi cammini formativi, per essere parte attiva della “Chiesa in uscita” nell’Italia di oggi? Quali elementi della nostra storia vanno mantenuti, quali rami secchi vanno invece potati, per mettere al centro l’essenziale del nostro servizio alla Chiesa nel mondo e a Cristo? L'Azione Cattolica, presente nelle varie realtà della nostra diocesi, è chiamata a progettarsi partendo dalla realtà e dagli interrogativi che pone. Come consuetudine l'Assemblea elettiva è stato un momento di partecipazione democratica che ha consentito un ricco e costruttivo confronto stimolato dalla relazione del Presidente uscente Raffaele Bonaventura, degli interventi dei delegati del Centro nazionale Michele D'Avino, del collegamento regionale Paolo Ferrando e di S.E. Mons Vittorio Francesco Viola che ha rilanciato l'impegno associativo in modo più deciso verso quegli ambiti di vita che sembrano essere più fragili e complessi: il mondo della sofferenza, il lavoro e la scuola.

Vi trasmetto i nomi dei nuovi consiglieri eletti che, riunitisi, hanno eletto la terna di nomi da sottoporre al Vescovo per la nomina del Presidente diocesano e successivamente per l'elezione dell'intera Presidenza diocesana.

Presidenti

Bagnasco Cristina - Serravalle S

Garbagna Paola - Casteggio

Ghia Rovatti Matteo - Voghera

Guerra Massimo- Casei Gerola

Pastore Mattia - Borgo Priolo

Adulti

Angeleri Roberta - Paderna

Greco Gianfranco - Sale

Limoncini Paolo - Torricella V

Montagna Gloria - Casteggio

Montagna Paola - casteggio

Giovani

Falcone Giuseppe - Casteggio

Panebianco Gianluca - Voghera

Paradisi Maria Chiara - Rivanazzano

Soldini Sara - Casteggio

Zeme Carlo - Castelnuovo

 

Responsabili ACR

Canevaro Susanna - Tortona

Ferrari veronica - Tortona

Moscardini Fabio - Torricella V

Pastore Simone- Borgo Priolo

ZaniFIlippo-Casteggio

Spero di riuscire ad organizzare presto una serata con voi, per confrontarci e scambiare qualche idea sulla nostra associazione parrocchiale. Nel frattempo, mi preme informarvi di un grande evento che si terrà a Roma sabato 29 Aprile 2017: in Piazza San Pietro l’incontro con Papa Francesco darà inizio alle celebrazioni per i 150 anni dell’Azione Cattolica Italiana. “#AC150 Futuro Presente” è il titolo dell’evento. Un’occasione unica per fare memoria grata della storia che ci ha preceduto, ringraziare per questo tempo straordinario che ci è donato ora e progettare un futuro ancora più bello. L’invito è per tutti coloro, soci e non, che vorranno essere presenti e festeggiare la nostra associazione. Il centro diocesano organizzerà un pullman per raggiungere Roma: la partenza è prevista per venerdì 28 Aprile nel pomeriggio e il ritorno per sabato 29 in serata. Entro venerdì 17 Marzo devo comunicare il numero dei partecipanti; per cui fatemi sapere al più presto se siete interessati.

   

Cordiali saluti,

Elena Ferrari

 

 


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 ELEZIONE CONSIGLIO PARROCCHIALE Riduci

ELEZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEI SETTORI E DEL PRESIDENTE

CONSIGLIO PARROCCHIALE DI AZIONE CATTOLICA DI SALE

DOMENICA  22 GENNAIO 2017

Con la partecipazione di  21 dei 39 aderenti (53,8 %) sono stati eletti:

SETTORE GIOVANI                SARA  CAVALLI

SETTORE ADULTI                   DANIELA BALDUZZI   e      GIOVANNI  PAGELLA

PRESIDENTE                              ELENA  FERRARI

 


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 ADESIONE 2017 Riduci

DOMENICA  11  DICEMBRE  2016

FESTA DELL'ADESIONE


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 CONVEGNO DIOCESANO Riduci

GIOVEDI'  2  GIUGNO

CONVEGNO ADULTI DI ACI

"INSIEME PER REALIZZARE LA CHIESA CHE SOGNIAMO"


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 3° INCONTRO INTERASSOCOATIVO 2016 Riduci

GIOVEDI' 21 APRILE  2016

3° degli incontri interassociativi organizzati dai Presidenti parrocchiali dell’AC di Sale, Tortona e Viguzzolo

          "Laici di Azione Cattolica: la testimonianza di Davide Fiammengo"

 

con Mauro Rossi e Pinuccia Barbieri.

 

 

 

Il primato della formazione: così si potrebbe titolare la biografica di Davide Fiammengo, dirigente dell’Ac per molti anni.

Davide Fiammengo scompare il 29 gennaio 2011, ma resta vivo il suo pensiero e la sua testimonianza di laico cristiano.

Nativo di Voghera, è stato in gioventù presidente diocesano dell'allora GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) di Tortona, avendo come assistente mons. Del Monte futuro assistente nazionale.

 

( Ne1969 un nuovo Statuto organizzava l'Associazione in due Settori, uno per i giovani e uno per gli adulti: al posto dei precedenti quattro Rami (Gioventù Maschile, Gioventù Femminile, Unione Donne, Unione Uomini) la sezione ADULTI, e al posto delle Sezioni minori (Fiamme Bianche, Fiamme Rosse, Fiamme Verdi per i Ragazzi e Angioletti, Piccolissime, Beniamine per le Ragazze) l'unica struttura dell' ACR  Azione Cattolica Ragazzi).

 

Laureato in Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano, ha lavorato presso alcuni giornali, tra cui il “Corriere della Sera”, chiudendo la carriera professionale come responsabile del personale del quotidiano “La Stampa”.

È stato presidente diocesano dell’AC di Torino dal 1983 al 1992; la sua conduzione della difficile VI Assemblea nazionale dell’ACI (1986) gli valse l’elezione al Consiglio nazionale con il maggior numero di voti.

 

Consigliere nazionale dal 1986 al 1992. Consigliere dell’Opera Diocesana Pier Giorgio Frassati di Torino, ha contribuito con un suo scritto alla Positio del beato torinese.

Conclusa la responsabilità associativa, si è impegnato nella vita pubblica della sua circoscrizione torinese. Negli ultimi anni con alcuni interventi sui media locali e su Internet ha portato una voce limpida e illuminante sui tempi che viviamo.

 

Mauro Rossi ricorda la sua partecipazione all'Assemblea nazionale del 1986 dove Davide Fiammengo si era distinto come moderatore nell'agitato dibattito assembleare e anche una precedente assemblea presieduta da Vittorio Bachelet, presidente ACI 1964-1973, quando stava per concludersi il Concilio e si avvertivano nella società e nella Chiesa segni di speranza ma anche di profonda inquietudine.

In quell’arco di tempo si colloca il fenomeno della contestazione che nel ’68 e naturalmente anche l’Azione Cattolica avvertiva il clima incandescente che si era creato nel Paese e nella Chiesa.

Il Concilio aveva confermato l’Ac nella sua natura e nelle sue finalità formative apostoliche, ma ciò non esonerava l’associazione da darsi una rinnovata struttura per un forte impegno di evangelizzazione e promozione umana, un’associazione che fosse nella Chiesa una palestra di spiritualità laicale e di testimonianza civile cristiana: «Un’Azione Cattolica – come Bachelet disse davanti a Paolo VI – obbediente in piedi».

Questo portò Paolo VI a formulare nel 1977: "L'azione cattolica non è storicamente contingente, ma teologicamente necessaria".

Era un mandato, non c'era altro da fare che lavorare.

 

"Obbedienti in piedi": questa citazione di Vittorio Bachelet ci indica il giusto modo in cui il credente deve porsi nei confronti della Chiesa, soprattutto se impegnato in politica o attività sociali.
Non un'obbedienza strisciante, come quella di molti  cattolici, un'obbedienza che non parte da una convinzione ma da un interesse.
Ma la vera obbedienza che dovrebbe pretendere la Chiesa e che i credenti dovrebbero assicurare è quell'obbedienza in piedi di cui parlava Bachelet. Che significa, in pratica, vivere gli insegnamenti della Chiesa ma ragionando su di essi, declinandoli nella realtà in cui si vive in modo da garantire in ogni situazione il bene migliore, anzi il bene comune.
Ma oggi i cattolici sono in grado di vivere questa obbedienza in piedi?

Mauro Rossi che ha partecipato a quegli eventi dice "la nostra generazione è nata là". 

Un libro  inglese tradotto allora in italiano annunciava che " i prossimi anni che ci attendono saranno anni  di grossi cambiamenti, ognuno di noi sarà chiamato a interpretare la vita con criteri diversi".

( Un tempo il contadino insegnava al figlio come usare i mezzi per lavorare la terra, da allora manda il figlio a imparare come fare). 

La velocità del cambiamento è stata più rapida del cambiamento delle persone stesse; occorreva leggere i cambiamenti per andare avanti e mettersi in discussione.

In quel frattempo Giovanni XXIII apre il Concilio e dice " attenti ai segni dei tempi,  sappiate leggere e capire". 

In quei tempi alcuni laici con alcuni parroci "assistenti" vivevano cercando di capire il cambiamento che avveniva e  che li coinvolgeva. Quello che si capiva veniva messo a servizio di altri; si creavano gruppi capaci di impegnarsi a diffondere ciò che si riusciva a imparare.

Furono gli anni della missionarietà: tutta la diocesi era coperta da gruppi giovani che giravano per le parrocchie per raccontare i cambiamenti percepiti.  Ci si era preparati in precedenza, ci si era confrontati con gli assistenti , si era garantiti che ciò che si portava in giro era la capacità di essere testimoni di chiesa. Nessuno era capo, era il gruppo che si sentiva appartenente alla chiesa, si è vissuto un momento di coinvolgimento  generale a rappresentare la chiesa diocesana. Il periodo ha fatto crescere la diocesi.

Questo atteggiamento di fondo suscita oggi  nostalgia, non  di un passato trascorso ma del futuro.

Tutto si gioca tra memoria e futuro, non memoria del passato ma voglia di futuro.

E c'è un solo posto dove si vivono contemporaneamente  queste cose: la CROCE.

Dice Mauro Rossi:  sono debitore all'Associazione non per memorie ma per vivere la vita con la capacità di leggerla e confrontarla.

Pinuccia Rossi ricorda che al convegno ecclesiale  nazionale di Loreto  nel 1985 con Giovanni Paolo II il relatore Alberto Monticone esponente di Azione Cattolica  riscosse molti applausi prima ancora di parlare, solo per rappresentare l'Azione Cattolica.

Ai  giorni nostri è ancor più valido quanto Davide Fiammengo affermava, cioè che il cattolico laico non ha solo un libro di riferimento ma due, uno la Bibbia, l'altro l'esperienza. Noi dobbiamo testimoniare e vivere.

L'Azione Cattolica ha svolto negli anni un grande ruolo, in questo momento vive una crisi, probabilmente è la stessa crisi  di tante se non tutte le associazioni.

I giovani di oggi sono troppo autoreferenziali, vedono nel prossimo non un compagno di viaggio, ma un rivale, qualcuno che sta loro limitando o prendendo il posto.

AC ha fatto della formazione un compito principale e c'è un vuoto nella formazione dei laici, non coperto da nessuno. Oggi  l'esperienza del confronto e del dialogo non c'è. Serve ripartire, iniziando dalle piccole realtà.

L'attuale Vescovo guarda con simpatia all'AC: serve un rilancio, quindi, per dare un contributo alla diocesi e alla parrocchia, mettendo a disposizione diverse competenze, insieme.

L'AC può studiare quello che serve oggi.

Mauro Rossi auspica "la rivoluzione dei nonni" con gli obiettivi  del capire, facendo tesoro dell'esperienza, e quello del donare quello che si sa agli altri:  imparare leggendo la vita e contemporaneamente donare,  nello spazio disponibile,  la propria visione.

 

Davide Fiammengo in un suo testo (estratto)"Cambiamenti: il compito della speranza", dice:

Nel mondo cattolico non c’è più titolo di saggio o di articolo, argomento di convegno, tema di conferenza che non porti in aggiunta quella sorta di precisazione che dice “in un mondo che cambia”. Forse (non sempre) è solo una clausola di stile.

Ce ne sono anche altre, ad esempio “tra presente e futuro”. Come quando si dice “il compito dei cristiani, tra presente e futuro”  e si cade anche nelle ovvietà.

Ma sulla clausola di stile “in un mondo che cambia” possono darsi anche utili osservazioni.

Il mondo che cambia può essere inteso come il mondo in progresso. All’inizio del secolo scorso cambiamento e progresso erano sinonimi e si esaltavano le meravigliose sorti e progressive. Ma questo era il pensare e il sognare degli acculturati e soprattutto dei padroni del vapore. Il popolo minuto la pensava, il più delle volte, diversamente.

Giusto o sbagliato che fosse, questo sentenziare costituiva l’altra faccia dell’attesa del cambiamento, o del progresso. Ottimisti i ricchi e saccenti, pessimisti i poveri e sapienti.

Anche oggi l’ambiguità di questa clausola di stile si fa evidente. Più a livello di sensazioni che di ragionamenti. A volte può significare coraggio e perfino sicumera: il mondo cambia e magari va in rovina, ma per fortuna ci siamo noi. Altre volte può significare: il mondo è in una continua evoluzione praticamente senza senso, che ci resta da fare?

Ora ottimismo-sicumera da un lato e pessimismo-depressione dall’altra sono certamente due raffigurazioni confliggenti.

Ma c’è qualcosa che superi l’uno e l’altro sentire? Bisogna saperlo trovare.

Cominciamo col dire che l’ottimismo, specie se di maniera, non porta da nessuna parte: l’ottimismo è solo pensare che alla fine le cose si aggiustano.

Potremmo aggiungere che anche il pessimismo, come convinzione che alla fine le cose non si aggiustano, non porta da nessuna parte.

Quando un cattolico mette la clausola “in un mondo che cambia” potrebbe prendere come riferimento che la religione aveva una sua tenuta, per nulla debole, ma era come lo scenario di un lavoro teatrale: stava sullo sfondo, ma non coinvolgeva la parte degli attori. Sacralizzava i tempi forti della vita, ma non pervadeva il profondo delle coscienze.

A distanza di “soli” venticinque anni, si cambia. Anche lo scenario è andato svanendo.

Che è successo? E' avvenuto l’indebolimento dei valori, conseguente all’indebolimento del pensiero, a sua volta frutto del nichilismo che da teoretico si è fatto pratico.

 Il nichilismo, la décadence, la disarticolazione dei valori, sono stati d’animo che hanno pervaso i nostri spazi mentali e modificato profondamente i nostri comportamenti”.

A questo punto ci tocca chiederci come se ne esce.

“Il mondo che cambia” è un mondo che chiede risposte. L’esistenzialismo positivo definiva l’uomo come esistenza e compito.

Sull’esistenza non c’è niente da fare: è lì e basta. Sul compito c’è tutto da fare.

Ancorare la vita alla saldezza del suo fine, ritrovarne il senso.

Questo grosso lavoro ha un nome. Speranza. 


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 2° INCONTRO INTERASSOCIATIVO 2016 Riduci

DOMENICA 21 FEBBRAIO  2016

2° degli incontri interassociativi organizzati dai Presidenti parrocchiali dell’AC di Sale, Tortona e Viguzzolo

"una fede fatta di abitudini e paura"

Don Pietro Sacchi, responsabile della pastorale vocazionale del sacerdozio orionino


Dio è morto - Francesco Guccini - Nomadi

Ho visto la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente
cercare il sogno che conduce alla pazzia nella ricerca
di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già
Lungo le notti che dal vino son bagnate
dentro alle stanze da pastiglie trasformate
dentro alle nuvole di fumo, nel mondo fatto di città
essere contro ed ingoiare la nostra stanca civiltà

È un Dio che è morto, ai bordi delle strade Dio è morto
nelle auto prese a rate Dio è morto
nei miti dell'estate Dio è morto

M'han detto che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede
nei miti eterni della patria e dell'eroe
perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità
Le fedi fatte di abitudini e paura
una politica che è solo far carriera
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto

È un Dio che è morto, nei campi di sterminio Dio è morto
coi miti della razza Dio è morto con gli odi di partito
Dio è morto

Io penso che questa mia generazione è preparata
ad un mondo nuovo e a una speranza appena nata
ad un futuro che ha già in mano a una rivolta senza armi
perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore
è per tre giorni e poi risorge
in ciò che noi crediamo, Dio è risorto
in ciò che noi vogliamo, Dio è risorto
nel mondo che faremo, Dio è risorto - Dio è risorto.

 

QOÈLET  

.......
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Quale guadagno viene all’uomo
per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?
Una generazione se ne va e un’altra arriva,
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge, il sole tramonta
e si affretta a tornare là dove rinasce.
Il vento va verso sud e piega verso nord.
Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.
Tutti i fiumi scorrono verso il mare,
eppure il mare non è mai pieno:
al luogo dove i fiumi scorrono,
continuano a scorrere.
Tutte le parole si esauriscono
e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né l’orecchio è mai sazio di udire.
Quel che è stato sarà
e quel che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Ecco, questa è una novità»?
Proprio questa è già avvenuta
nei secoli che ci hanno preceduto.
Nessun ricordo resta degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso quelli che verranno in seguito.
........


Il titolo della relazione è "una fede fatta di abitudini e paura" frase ricavata dal testo della canzone " Dio è morto" di Francesco Guccini.

Nel testo di Guccini ci sono tre verbi: ho visto... ,  mi han detto..., io penso...  come un progetto  organizzato.

Nel testo di Qoelet si può sostituire alla parola" vanità"  la parola "svuotamento" più vicino al senso originario nella lingua aramaica e significa "privo di consistenza", "nulla",  non è il nulla perchè non c'è, ma il nulla che non vale nulla.

In entrambi i testi l'essere dell'uomo contemporaneo è assente, al quotidiano,  agli eventi, distratto fuori perché distrutto dentro. Tutto è evasione, tutto viene svuotato perché in fin dei conti ciò che è svuotato almeno non fa soffrire.

Allora togliamo i valori, la responsabilità,  i paletti,  l'impegno di entrare in gioco, togliamo l'identità dall'individuo, l'identità sessuale così poi lo si può controllare con più facilità; trasformiamolo in un genere unico amorfo così da poterlo strumentalizzare per fini di mercato.

E' uno scenario catastrofico, apocalittico della contemporaneità ancora in evoluzione.

E' quanto detto sia da Guccini che da Qoelet: siamo di fronte alla spersonalizzazione dell'identità cristiana e dei valori vissuti; l'uomo viene manipolato dal potere e per questo deve perdere la sua identità, i suoi doni importanti, la sua identità cristiana.

Chi mette in gioco questo svuotamento è tanto autentico, quanto trasgressivo, è una persona che si stacca dal conformismo.

La trasfigurazione del Signore nel Vangelo di domenica 21 febbraio  è emblematica  per chi segue la parola e si stacca dalla massa: il Cristo che si alza  ti costringe a seguire le fatiche che non sono quelle del tuo istinto, fino ad andar contro natura con la croce. Il cammino col Cristo è tutto in salita e  la salita trasforma. Qoelet fa una bella descrizione della normalità, della palude di noia e di tormenti comuni in cui ci troviamo , dove spesso però ci crogioliamo, in una fede molto umana, fatta di abitudini e paure.

La fede normale è spesso fatta di superstizione "faccio questo perche se no.."  oppure è fatta  di routine "faccio così perché si è sempre fatto cosi .." . Sono tabelle di marcia sbagliate , dimensione non perfetta della fede cristiana.

Il cristiano  deve accettare che Dio lo formi: siamo nati così ma dobbiamo confrontarci ogni giorno con quello che viene dal cielo. La maggior parte del cammino di fede è fatto nel silenzio e nella propria  camera, là dove nessuno  ti vede, là dove Dio ti guarda negli occhi.

Non è il Dio dell'onnipotenza, è il Dio che trascende l'onnipotenza in vulnerabilità, che ti fa vergognare nella vita, ma è il massimo di verità là dove non ti vede nessuno.

Il cristiano è normalmente seduto su cliché che non dicono il vero senso del cristiano (come dice papa Francesco). La fede fatta di abitudini e paure ci porta a giudicare gli altri secondo schemi esteriori, superficiali.

Il cammino di Qoelet non è pessimista o ottimista, ma provocatore, non fa discorsi religiosi.

Sia pure il nostro cammino pieno di errori, di imperfezioni, ma sia in cammino e il nostro cammino di fede non è merito nostro, ma è l'intervento di qualcuno che ci dona una vocazione, una chiamata all'essere cristiano, a una fede rivolta agli altri.

 Alle nozze di Cana, Maria si accorge che manca il vino, simbolo della gioia nella festa.

Maria si fa avanti con Gesù, coi servi e dà una sola indicazione: fate quello che vi dirà.

La tavola è lo scenario dell'umanità per l'eccellenza dove manca la gioia.

Gesù  fa riempire le giare di quel liquido inconsistente per poi trasformarlo  e disseta la tristezza della tavola, al punto che il maestro di tavola lo riconosce come vino migliore. 

Così alla trasfigurazione quando fa sentire il vuoto delle persone a valle.

Oggi manca  nella persona la consapevolezza del vuoto e delle ferite che abitano negli altri, la sua  fede è fatta di cose inconsistenti, che porta a dire a fine giornata "io sono a posto". Bestemmia!

E' dalle ferite che si incontra Dio. La grazia è quando tu incontri quanti sono stati esclusi o messi da parte  e provi fastidio nell' andare a dormire lasciando là quelle ferite.

Belli i riti, le liturgie, gli incensi ma restano lì, non vanno oltre.

Và e riempi quel vuoto .

L'esperienza cristiana è quella che ci mette in cammino e ci riempie il cuore.

Non abbiamo la cultura di occuparci degli altri, perché svuotati  dentro e non accettiamo che Dio abbia una personalità e si faccia presente a ciascuno.

Le nuove generazioni sono in preda a questo senso di svuotamento, si annoiano, sentono la mancanza di qualcosa che possa riempire quel vuoto.

Sono da accompagnare, sono da stimolare, da far misurare con le varie realtà della vita, anche le più emarginate e convincere che Gesù è morto per loro.

Esiste un giovane per cui Cristo non è morto?

Non è quindi lui che è perso, ma sono io che non faccio niente, e sono responsabile.


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   Riduci

 

 FESTA dell'ADESIONE  a Sale il 13 dicembre 2015

 in questo anno ci lasciamo guidare dal Vangelo di Luca e, come punto di partenza, dal mettersi in strada in maniera repentina di Maria, subito dopo aver accolto nel proprio cuore l'Annuncio. Vogliamo dedicarci in modo particolare all'andare incontro all'uomo nella concretezza della vita quotidiana, animati da una passione per la città. Maria, che sceglie di andare verso la città, diventa icona del cammino che Dio compie attraverso di lei. Siamo chiamati a metterci in cammino per una missione  che attraversa lo spazio e il tempo: parte dalla “casa” luogo intimo e quotidiano dove “accade la salvezza” e attraversa le strade andando incontro all'altro e facendo memoria delle grandi opere del Signore nella nostra vita e nella storia. 

 

Domenica 13 dicembre la S.Messa delle 10.30 è stata  celebrata per l’Associazione, con la benedizione dei soci e delle tessere, e a seguire è stata rinnovata l’adesione per il nuovo anno.

Il maestro Giuseppe Bruni è stato nominato "socio onorario a vita", come instancabile testimone di fedeltà e di impegno nell'Associazione.

 

In Ac abbiamo un cuore grande: nel nostro cuore trovano posto uomini e donne, bambini, ragazzi, adolescenti e giovani che abitano questo tempo, ciascuno con le proprie gioie e le fatiche quotidiane.

Ci sta a cuore la vita delle persone, la famiglia, il lavoro, la scuola e l’università, ma anche la sofferenza, la malattia, le fragilità di ognuno.

Ci sta a cuore l’impegno a camminare accanto ai fratelli nelle esperienze quotidiane, condividendo le occasioni preziose riservate a ciascuno.

Ci sta a cuore l’incontro personale con il Signore risorto, che passa attraverso una vita di fede autentica condivisa con la comunità cristiana, e la passione per la Chiesa.

Ci stanno a cuore soprattutto i poveri e gli “ultimi” di una società che spesso mette ai margini chi vive nella difficoltà e nella sofferenza.

In questo anno associativo, segnato dal Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco, vogliamo ancora una volta aprire le porte del nostro cuore per testimoniare l’amore di Dio, consapevoli che «nella misericordia abbiamo la prova di come Dio ama».

 

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FESTA DELL'ADESIONE 2015

 

   

 


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 1° INCONTRO INTERASSOCIATIVO 2016 Riduci

DOMENICA 29 NOVEMBRE 2015

1° degli incontri interassociativi organizzati dai Presidenti parrocchiali dell’AC di Sale, Tortona e Viguzzolo

"andare per le strade"

Suor Isa Maiolo, animatrice della Comunità Don Bosco di Novi Ligure

 

Suor Isa Maiolo è stata dal 1988 al 1994 al S.Giuseppe a Tortona, poi ad Alessandria, ancora a Tortona, quindi a Novi come animatrice della comunità, con altre 2 consorelle più anziane.

Gestisce la scuola materna e l'oratorio, le opere di parrocchia e la catechesi: tanti laici che aiutano, tanti giovani con tanti adulti ad accoglierli.

Ogni martedì:  ora di preghiera coi genitori della scuola materna, con l'obiettivo di utilizzare il vangelo per leggere i passi quotidiani.

 

Lettura del Vangelo di Luca: la visitazione, Maria va in visita a Elisabetta.

I 3 verbi della riflessione: alzarsi, andare, entrare.

Maria donna in cammino, Maria donna della strada, corre da Elisabetta perchè in questo incontro la sua fede e la sua vita avranno un motivo di crescita.

Il nostro andare verso,  come l'andare verso di Maria. Maria va verso una parente più anziana.

Il dialogare tra generazioni, l' andare verso l'altro, sono un esempio per noi.

Tra i gran camminatori del vangelo c'è certamente Maria, sempre in cammino da un punto all'altro della Palestina, con anche sconfinamento all'estero: viaggio andata e ritorno per trovare la cugina, viaggio fino a Betlemme per la nascita di Gesù,  a Gerusalemme per la presentazione di Gesù al tempio, espatrio clandestino in Egitto, ritorno in Giudea , poi a Nazareth, al Calvario, ai piedi della croce. Lì "stabat", non inerte, ma "come chi attende sul podio il premio della vittoria". Icona del camminare, seduta solo al banchetto di Cana, dove avvenne il primo miracolo; seduta ma non ferma, non corre col corpo, ma con l'anima.

Maria esempio di azione per tutti, per chi può correre, per chi è costretto all'immobilità. Sta ai piedi della croce, e sta seduta al banchetto, ma non è mai ferma, nel pensiero e nell'azione (stimola Gesù a fare il miracolo).

Anche noi dobbiamo educarci a diventare anziani, alla limitazione del movimento: c'è sempre un modo di stare che è un modo attivo, mai di rassegnazione. Accogliere la situazione,e cercare di viverla attivamente.

Nell'incontro di Maria con Elisabetta, non succede nulla di straordinario, esternamente: queste due donne che si incontrano crescono spiritualmente, gioventù e anzianità, modello di ogni nostro incontro quotidiano.

Nella visitazione possiamo verificare la nostra vita: quante persone incontriamo, in famiglia, tra amici, nei luoghi di lavoro?

L'incontro non è mai superficiale, Maria cerca in Elisabetta un segno di Dio,  in chi ci ha preceduto c'è il segno di Dio nella storia. Ai giovani occorre insegnare a rispettare le persone più anziane, perchè hanno la storia dentro e tanto da insegnarci.

Basta il saluto di Maria per far sentire il segno di Dio, Elisabetta sente che Maria è portatrice di Dio. Questo incontro non è nè facile nè immediato. Come tutto il camminare di Maria è in salita, e un lungo cammino in salita significa l'esigenza di un percorso spirituale.

Incontrare una persona ci obbliga a uscire dalla nostra casa, dai nostri schemi a volte rigidi, vecchi come le pareti di un fortino. Questa è la fatica più grande del collaborare: pensiamo di essere detentori del modo di fare, dobbiamo uscire dai nostri schemi e lavorare coi giovani è normalmente difficile.

Uscire, superare i pregiudizi che mettiamo in mezzo.

A volte incontriamo persone segnate da crisi o da situazioni speciali.

La strada da seguire è quella del perdono, della comprensione per questo papa Francesco ha indetto l'anno della misericordia.

Se accettiamo di andare verso l'altro non possiamo non pensare a imprevisti.

Noi siamo oggi grandi comunicatori ma non sappiamo relazionarci, e parliamo delle relazioni  perchè non le viviamo. Pur avendo esempio in Maria ed Elisabetta, non mettiamo Cristo al centro delle nostre relazioni.

Siamo soggetti a  simpatia, ad antipatia, ma dobbiamo andare oltre l'aspetto esteriore.

Maria si "fida" dell'angelo all'annunciazione ed è poi spinta da "amore" va verso la parente anziana: quel figlio di Dio in grembo deve essere portato in giro.

Senza fiducia e amore non incontreremo mai qualcuno e quando avviene l'incontro dopo il cammino si prova gioia: Elisabetta in ogni parte del corpo trasmette gioia, fisica e visibile.

Il magnificat di Maria è ispirato anche dalla felicità di Elisabetta, la gioia è contagiosa e cancella il peso del viaggio. 

Tra le donne non c'è traccia di competizione: nei nostri incontri scatta spesso il meccanismo dei prevalere sull'altro, di avere l'ultima parola. In Maria e Elisabetta nessuna ha idea di uscire vincitrice, nessuna ha  ragione e l'altra torto.

Non siamo più capaci di discutere, non accettiamo i diversi punti di vista, e a volte viviamo in solitudine  anche tra tanta gente. Solo guardando Maria impariamo l'impazienza di Dio, che ti fa allungare il passo per raggiungere in compagni di strada. L'ansia della metropoli ci insegna l'arte del sorpasso, che ci porta a perdere il fratello che ci sta accanto.

Chi ha fede non ha paura. nasciamo nudi, moriamo nudi, e nel mezzo ci scanniamo per avere qualcosa.

E' facile accusare gli altri.  Attenti a questa forma di pregiudizio verso gli altri.

Le cinque vie del congresso di Firenze:  uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare

Maria esce e va ad annunciare, non solo con le parole ma con la vita; non si ferma a letto per la maternità, ma va.

Uscita e conversione, affinchè ci riconosciamo evangelizzatori: non solo conversione sul piano morale, ma anche nell'apertura mentale, e alla fedeltà all'impulso imprevedibile dello spirito.

Papa Francesco si lascia guidare dallo Spirito: lui esce dagli schemi e  lo Spirito non sta negli schemi.

"Occorre fare un falò dei nostri divani, raccapricciarci della cristallizzazione delle nostre abitudini che trasformano le nostre comunità  in salotti comodi e eleganti".

Cosa facciamo per andare verso quei giovani che della chiesa se ne disinteressano? Non ci poniamo il problema?

Perchè lo fai o non lo fai? Stiamo aspettando qualcuno o qualcosa? Per la gloria ha un senso, per testimoniare Gesù ne ha un altro: la gloria si esaurisce, un fine resta.

Non si tratta di fare cose nuove, ma di convertire la forma complessiva dell'agire pastorale rendendolo capace di metterlo al servizio della comunità.

Sì, ci vuole coraggio nelle iniziative  (esperienza a Novi  dell'aperibibbia  per giovani delle scuole superiori - universitari )

Affidiamoci allo Spirito Santo, che fa cose grandiose.

Annunciare, è gioire, è osare, è condividere, perchè non esiste gioia che non sia condivisa.

A volte gli animatori non sono gioiosi, sono tristi, e si comportano da protagonisti.

Gioire non è ridere: non dobbiamo essere sguaiati.

A Firenze è sorto nei gruppi la necessità di mettersi in ascolto, ancor prima di parlare.

I problema dei social network: tutti sembriamo giudici, gettiamo sentenze.

L'ascoltare è il problema di oggi: sembriamo conoscere tutto ma non capiamo niente.

Costruire una chiesa di inclusione e non di esclusione.

Prima o poi lo Spirito Santo arriverà a suggerire a qualcuno di osare qualcosa di diverso.

Esempio: comunione e confessione insieme? Se Gesù entra in me, prima o poi mi verrà da confessarmi, ma se aspetto di confessarmi prima, per avere l'indulgenza, c'è gente che non si comunicherà mai.

I giovani lontani hanno una opinione distorta della Chiesa, ed è quell'immagine che passano i media.

Il nuovo papa sta battendo su questa strada.

Al momento del giudizio finale ci verrà chiesto degli scandali o del bene compiuto?

Bagnasco dice: "siamo chiamati a vivere uno stato di continua missione, li dove siamo: rapportarci è testimoniare il vangelo. Dobbiamo uscire, non basta essere accoglienti, dobbiamo per primi muoverci verso l'altro, perchè il prossimo da amare non è colui che ci chiede aiuto, ma colui del quale ci siamo fatti prossimi".

Dice il papa “Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza " che ha premura verso tutti, per incontrare, essere ponti: condivisione e fraternità.

Annunciare le opere del Signore secondo le modalità più adatte.

Anche il Vescovo Viola: smettiamo di leggere il vangelo, ascoltiamolo.

Bagnasco: solo ascoltando il Vangelo si rende capaci di azioni vere, senza escludere nessuno

 

Augurio: sia pure un Natale con le luci, luce di Cristo che viene.

Trasformare il consumistico in qualcosa di sacro e  far entrare Dio nelle cose che viviamo.

E dare una parola di speranza: in questo tempo di guerra è il momento migliore per comunicare la parola di Cristo, come fa il papa.

Come prima azione: non giudichiamo.

 


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 INCONTRI INTERASSOCIATIVI 2017 Riduci

 

Terzo dei 3 incontri di formazione interassociativi proposti dai Presidenti

Parrocchiali dell'Azione Cattolica di Sale, Tortona e Viguzzolo

DOMENICA  21  MAGGIO  2017   

 

“LA PREGHIERA MARIANA: SALVE REGINA, MADRE DI MISERICORDIA“ 

 

Padre PIER ANGELO, padre Guardiano del Convento dei Frati Cappuccini di Tortona

 

 

 

Patrizia Govi  per  "il popolo" di Tortona

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Secondo dei 3 incontri di formazione interassociativi proposti dai Presidenti

Parrocchiali dell'Azione Cattolica di Sale, Tortona e Viguzzolo

DOMENICA  12  MARZO  2017   

 

“CHIESA DI COMUNIONE, CHIESA IN USCITA“ 

 

DON LUCA GHIACCI, viceparroco della Cattedrale in Tortona 

 

 

 

Il 12 marzo in Seminario si è svolto il secondo incontro promosso dall'Azione Cattolica presente in Tortona, Viguzzolo e Sale, con la collaborazione del MEIC. Don Luca Ghiacci, viceparroco della Cattedrale in Tortona, direttore dell'ufficio di Pastorale della Scuola ed Assistente del Movimento Studenti di Azione Cattolica, ha aiutato i presenti a comprendere il tema"Chiesa di comunione, Chiesa in uscita". Si tratta di due atteggiamenti che si trovano nella prima esortazione apostolica di Papa Francesco, la "Evangelii gaudium", secondo cui l'annuncio del Vangelo nella diffusa mentalità del mondo attuale è doveroso, per cui la Chiesa deve essere missionaria ed estroversa.

Papa Francesco scrive che la Chiesa in uscita ha le porte aperte, ascolta ed accompagna, è comunità dei discepoli che sanno prendere l'iniziativa, che si chinano sugli altri, accorciano le distanze e seminano, pur sapendo i tempi  delle lunghe attese.

Alcuni ostacoli, però, si oppongono alla vita di questa Chiesa e il maggiore è lo spirito di contesa che si manifesta attraverso svariate forme di egoismo, invidia e gelosia tra gli stessi cristiani.

Lo stesso don Luca si chiede in modo provocatorio "Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti diffusi anche in Azione Cattolica?". Siamo esortati a cambiare e l'antidoto è la comunione, per cui vale la pena di capire bene cosa indichi questo atteggiamento per trasformarlo in vita.

"Comunione è la consapevolezza di avere insieme il compito di portare Cristo nel mondo, di aver ricevuto carismi che vanno messi insieme e di vivere un'appartenenza che ci protegge: noi qui oggi - prosegue don Luca - apparteniamo all'AC ...  ne siamo fieri?". Appartenenza, però, non esclude, ma include, poichè è "avere gli altri dentro di sè" (G. Gaber), per cui comunione esprime quella capacità di "dire noi" che si impara dopo l'incontro con Gesù, come ben si nota nel Vangelo di Luca quando Cleopa e l'altro discepolo anonimo, che ha il nome di ciascuno di noi, gridano di delusione dopo la tragedia della croce e, quando scende la sera che porta con sè paure e malinconia, dicono a uno sconosciuto "Resta qui con noi": pur non riconoscendo il Risorto, chiedono la sua compagnia. Da qui la comunione con Dio e tra di noi che nasce dallo spezzare il pane, dalla liturgia, dalla preghiera e dal vivere questa comunione a cui siamo invitati.

 

Patrizia Govi  per  "il popolo" di Tortona

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Primo dei 3 incontri di formazione interassociativi proposti dai Presidenti

Parrocchiali dell'Azione Cattolica di Sale, Tortona e Viguzzolo

DOMENICA  29  GENNAIO  2017    

 

 

 

“L’AGIRE DELL’AZIONE CATTOLICA NELLA CHIESA LOCALE“

 

DON CLAUDIO BALDI, parroco della Cattedrale in Tortona e

  Assistente Giovani di AC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"L'agire dell'Azione Cattolica nella Chiesa locale": questo il titolo affidato a don Claudio Baldi, parroco del Duomo, per la riflessione che l'AC di Tortona, Sale e Viguzzolo, in collaborazione con il MEIC, ha proposto nel pomeriggio di domenica 29 gennaio presso il salone del Seminario.

L' Azione Cattolica nella Chiesa locale è il nostro esserci in questa Diocesi di Tortona dove ci sentiamo inseriti nell'abbraccio della Chiesa universale. Allora diventa importante chiederci: come facciamo a rendere più viva questa nostra Chiesa che, radicata in Cristo, è già viva in sé?

Ma noi come partecipiamo?

L'Azione Cattolica deve respirare  lo stesso stile della Chiesa, nel servizio della sua stessa missione declinata nella realtà locale.

Allora, quale sarà  lo stile del nostro esserci se non quanto descritto in Atti degli Apostoli?

Questo è il modello di Chiesa che l'AC è chiamata à vivere, un paradigma ideale, ma non irreale: collaborazione con i sacerdoti e con il nostro Vescovo, unione fraterna , vissuta nell' ascolto  della Parola, nell'Eucarestia, nella spiritualità personale e nel sostegno reciproco, mettendo in comune qualcosa di noi in umiltà e disponibilità.

E qui don Claudio offre ai molti presenti alcuni impegni tratti dalla predicazione di Papa Francesco, iniziando dall'annuncio del Vangelo che rende la Chiesa, e con lei l'AC, autentica e feconda in tutti gli ambiti della vita quotidiana in cui l'annuncio si traduce in vita, in dialogo ed in costanza nel mantenere gli impegni.

Come Azione Cattolica nella Chiesa locale, quindi, possiamo portare molto se in primo luogo iniziamo a cambiare noi stessi, assumendo sul serio lo stile associativo che è stile ecclesiale, nella consapevolezza che Dio è con noi sempre.

Terminata la riflessione di don Claudio, ecco un ricco momento di confronto in sala da cui emerge soprattutto che la vocazione dei laici non è importante perché non ci sono più preti, ma perché la ministerialità laicale è fondata sul Battesimo e il laico partecipa all'essenza stessa della Chiesa, come ricorda il documento conciliare "Lumen gentium" dove è scritto che tutti, sacerdoti e laici insieme, "siamo Chiesa che riflette la luce di Cristo".

 

Patrizia Govi  per  "il popolo" di Tortona

 

 

 

 

"Salve regina, madre di misericordia": una preghiera nel mese di Maria.

Questo il tema del terzo incontro interassociativo dell'Azione cattolica presente nelle parrocchie di Tortona, Viguzzolo, Sale, con La partecipazione del MEIC che si è svolto presso l'oratorio di San Matteo in Tortona, alle 15.30 di domenica 21 Maggio.

Padre Pier Angelo del convento Cappuccini ha aiutato i presenti a capire il "Salve Regina", una preghiera bella e profonda, ma spesso relegata ad una funzione di passaggio tra il Santo Rosario e le Litanie.

La riflessione di Padre Pier Angelo si è svolta in tre punti: una introduzione, un breve quadro storico ed una spiegazione degli elementi più significativi della preghiera. La vocazione di Maria è la maternità, da intendere come esperienza diretta di Dio. La maternità di Maria si colloca nel piano di Dio di incontrare l'uomo e, nell'accogliere Cristo, unico mediatore tra noi e Dio, la ragazza di Nazareth indica a tutti un cammino di vita. Maria accoglie Gesù con fede ed intercede sempre presso Gesù, così come ha fatto per quegli anonimi sposi di Cana: per questo Maria è icona e modello della Chiesa, non è una dea, non sta davanti a noi, ma cammina con noi.

Il successivo quadro storico aiuta a comprendere come si è giunti a questa preghiera molto diffusa nel secolo XI: l'autore resta ignoto, anche se per molti è il monaco Erman detto "lo storpio", vissuto nella I metà del secolo XI presso il lago di Costanza, le cui preghiere "Salve Regina" e "Alma Redemptoris Mater" sono divenute patrimonio universale.

Il saluto devoto e amichevole "salve" dice che ci sentiamo vicini a Maria regina, poiché siede accanto a Gesù, Re dell'universo. Maria è "madre di misericordia" e lo ha imparato da Gesù: lei è donna aperta alla vita che, con dolcezza di madre, ci accompagna nel vivere e portare speranza a quanti incontriamo.

Maria è per noi esempio vivente che la meta non è irraggiungibile e in questo è "avvocata nostra" poiché conforta, incita e spinge verso Gesù. Il "Salve Regina", dunque, è una preghiera che mette in moto un cammino di fede e di speranza nel Figlio Gesù che è sempre con noi.

 


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 IL NOSTRO IMPEGNO Riduci
 

(Primo Mazzolari)

 

Ci impegniamo noi e non gli  altri

unicamente noi e non gli altri

né chi sta in alto né chi sta in basso

né chi crede né chi non crede.

 

Ci impegniamo

senza pretendere che altri si impegnino

con noi o per suo conto

con noi o in altro modo.

 

Ci impegniamo

senza giudicare chi non si impegna

senza accusare chi non si impegna

senza condannare chi non si impegna

senza cercare perché non si impegna.

 

Il mondo si muove se noi ci muoviamo

si muta se noi ci mutiamo

si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.

 

La primavera comunica con il primo fiore

la notte con la prima stella

il fiume con la prima goccia d'acqua

l'amore con il primo impegno.

 

Ci impegniamo

perché noi crediamo all'Amore

la sola certezza che non teme confronti

la sola che basta per impegnarci

perpetuamente.


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 ROMA - ASSEMBLEA NAZIONALE 3 maggio 2014 Riduci

Messaggio dell’Assemblea nazionale alla Chiesa e al Paese

L’Azione cattolica italiana, riunita in Assemblea con i delegati delle associazioni diocesane e delle regioni italiane, insieme ai rappresentanti delle realtà delle nazioni in cui l’associazione è presente nel mondo, vuole esprimere la gioia intensa di queste giornate, condividendo con la Chiesa e con il Paese gli impegni assunti. Si tratta di intenti che l’Assemblea nazionale, dopo un ampio coinvolgimento e un largo dibattito, propone, in forma estesa, in un Documento assembleare, che ogni associazione locale è chiamata a realizzare concretamente nei prossimi tre anni, declinandoli sulla base delle esigenze e delle attese dei diversi territori che connotano il Paese. In questa occasione, l’Assemblea è culminata nell’incontro di tutti i presidenti e assistenti parrocchiali con Papa Francesco, al cui magistero ed esempio l’Azione cattolica si ispira. Il Santo Padre ha offerto tre consegne all’Azione cattolica, espresse attraverso verbi che ne attualizzano la missione: rimanere nel Signore; andare fuori; gioire. L’associazione è chiamata ora a tradurli nella vita della Chiesa per il mondo, potendo attingere alla sua capillare presenza in tutto il territorio nazionale, che rappresenta – come ha sottolineato Papa Francesco – una risorsa preziosa per essere realmente accanto alla gente.

Roma, 3 maggio 2014

Essere «corresponsabili della gioia di vivere» delle persone che condividono con noi la terra e il tempo che il Signore ci ha donati: è questo l’obiettivo che abbiamo assunto a conclusione della XV Assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana.

Avvertiamo la responsabilità, nel cuore di una crisi economica che continua a scaricare sui deboli le conseguenze più drammatiche, di aiutare tutti e ciascuno a non chinare la testa di fronte alle difficoltà della vita. Avvertiamo con urgenza il dovere di sostenere le fragilità e di indicare la strada concretissima della speranza cristiana a chiunque, in questa difficile parabola della storia, abbia perso forza e fiducia.

Vogliamo tener fede a questo impegno con una salda consapevolezza: la gioia vera, quella che non appassisce, nasce e si rinvigorisce soprattutto nell’incontro con il Signore, che ci rende «persone nuove». E si alimenta ogni giorno se, accanto a ciascuno, c’è una comunità aperta, accogliente, solidale, amorevole, che, in uno stile di gratuità e libertà, aiuta a portare e sopportare le piccole e grandi croci del quotidiano. Altrimenti le paure sommergono il presente e paralizzano il futuro. Le paure soffocano la gioia, se dimentichiamo che la nostra forza è nell’Altro e nell’altro.

A conclusione di un cammino assembleare, partito mesi fa dalle parrocchie di tutta Italia e conclusosi oggi con l’elezione del nuovo Consiglio nazionale, in uno stile di intensa partecipazione e di autentica democrazia, l’Azione cattolica italiana desidera rinnovare con il Paese un impegno che proviene dalla sua storia, prossima ai 150 anni, ma che oggi ha significati rinnovati dalle mutate condizioni storiche e culturali: essere accanto a ogni donna e uomo; essere comunità di credenti che accompagna, educa, sostiene, cura; essere membra vive, attive e corresponsabili di una Chiesa che mette al centro la persona e non la struttura.

Vogliamo dire all’Italia, a tutti i nostri concittadini, senza paura di essere considerati ingenui o sognatori: la vita è bella, è fonte di gioia, è sempre degna di essere vissuta. E vogliamo dire ai nostri vescovi: noi ci siamo, nei piccoli centri di mare o di montagna, come nei grandi conglomerati urbani, nei quartieri dove straripa il malaffare e nelle cittadine operose e produttive. Ci siamo per sostenere la ricerca di senso e speranza che alberga nel cuore di ciascuno. Ci siamo per costruire “sentieri di gioia” con i ragazzi, i giovani e gli adulti dei nostri territori. Ci siamo per testimoniare l’amore privilegiato di Dio verso chi si sente vinto dalle difficoltà, in particolare i giovani senza lavoro, le famiglie in crisi, gli anziani soli, gli immigrati sfruttati, i poveri senza speranza.

Allo stesso tempo, invitiamo ad essere «corresponsabili della gioia» rappresentanti delle istituzioni, politici, imprenditori, sindacati, rendendoci disponibili a partecipare alla costruzione di un futuro migliore, secondo l’incoraggiamento ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’incontro avuto con la Presidenza nazionale durante i lavori assembleari. A coloro che hanno la possibilità di incidere sulla vita delle persone, attraverso le responsabilità pubbliche a cui sono chiamati, chiediamo di uscire dal cono d’ombra dell’autoreferenzialità, scrollandosi di dosso il torpore creato da anni di privilegi e immobilismo. Li sollecitiamo, inoltre, a restituire “senso” al ruolo dell’Italia nell’Europa e nel mondo, senza rassegnarsi ad un futuro di marginalità e mediocrità. Li incalziamo, quindi, a rompere le catene che hanno bloccato quelle minime e necessarie riforme istituzionali ed economiche di cui ha bisogno il Paese, per rafforzare la democrazia in chiave partecipativa e imboccare la strada della fiducia. Li invitiamo, in definitiva, a rimettere al centro la persona nella sua concretezza.

La gioia di chi cammina al nostro fianco dipende da noi, soprattutto da noi. Uscire di casa e porsi accanto all’altro, incontrandolo nella sua unicità e irripetibilità, è il compito che sentiamo più urgente per rinnovare la nostra testimonianza a servizio della missione della Chiesa e del bene comune. La nostra certezza è che questo amorevole lavoro di accompagnamento alla vita delle persone in carne ed ossa è il fondamento per un nuovo ordine sociale ed economico. Senza relazioni che ci rinnovano, la convivenza civile rischia di essere solo un esperimento da laboratorio. Abbiamo bisogno dell’Altro, e dell’altro, per rieducarci a credere in noi stessi, nella nostra vita, nel nostro futuro.

È questa la «vita buona del Vangelo» che, al termine della XV Assemblea nazionale, ci sentiamo di indicare.

 


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 ASSEMBLEA ELETTIVA DIOCESANA 16 febbraio 2014 Riduci

Assemblea elettiva diocesana  (16 febbraio 2014)

 

Intervento di Fabio DOVIS, incaricato per la promozione associativa del consiglio nazionale

 

Il documento nazionale riporta la frase sintesi del prossimo programma triennale: “fare bene l’AC”.

La nostra Chiesa, le nostre diocesi hanno bisogno dei laici di Azione Cattolica.

Vogliamo un’AC sempre più viva e inserita nel cuore della vita della chiesa.

La chiesa ha scelto l’AC come strada privilegiata per la formazione di laici responsabili.

Questo ci deve interrogare sulla nostra credibilità nei fatti e non solo nella teoria del progetto formativo.

L’organizzazione della parrocchia sembra essere la priorità, ma la sfida di oggi si gioca anche su un piano diverso da quello puramente organizzativo.

L’invito di Papa Francesco a visitare “le periferie esistenziali” dell’uomo, è ben più che un buonismo verso i poveri.

L’altro forte invito dal Papa è la costruzione di relazioni, di legami buoni, di dialogo.

Questa è la strada della nuova evangelizzazione.

In questo l’AC può e deve spendersi, proprio perché l’esercizio di leggere i segni dei tempi, la capacità di mettere insieme la Bibbia e il giornale, diventino fonte feconda di laici testimoni e missionari a tutte le età.

“Fare bene” l’AC è il modo migliore per assicurare la presenza di laici responsabili nelle comunità cristiane, capaci di mettersi al servizio della parrocchia con generosità, ma capaci di portare la buona novella al di fuori delle mura della parrocchia.

Un aspetto di essere AC scuola credibile di formazione dei laici è la dimensione della popolarità.

Essere un’associazione popolare significa essere capaci di essere vicini alla vita reale, anello di congiunzione tra mondo intra-ecclesiale e quello extra-ecclesiale.

Essere popolari vuol anche dire essere un’associazione di persone, capaci di apertura e di accoglienza, verso un sempre maggior numero di persone.

La consistenza dell’associazione, la sua robustezza  non si misura con i numeri, ma troppe volte c’è un  stanchezza nella proposta dell’adesione all’AC, quasi una rassegnazione.

Non sono i testi formativi e le guide che fanno l’associazione, ma è nel complesso dell’esperienza associativa che si matura la concezione del ministero laicale che è l’AC.

Far conoscere l’associazione, agli aderenti e al resto della comunità.

 

Intervento del Vescovo Mons. Martino Canessa

Di fronte a temi sociali che sono destinati ad aggravarsi in questi tempi, la coppia, la famiglia, i temi bioetici,  ecc  l’AC deve istruirsi, rendendo ragione della propria fede.

Nella partecipazione alla vita diocesana serve una comunione con gli altri gruppi.

Il Vescovo affida all’AC questo compito: essere attenti a quello che succede nella propria comunità, uno sguardo a tutto il panorama della vita parrocchiale e diocesana.

L’AC deve soffrire per le cose che non funzionano e tentare di risolverle, comunque esaminarle.

Nell’organizzazione della festa di S. Marziano, dove è l’AC?

Nel gruppo delle coppie  attivo nella diocesi, dov’è l’Azione Cattolica?

Coltivare i gruppi giovanili, che sono numerosi e bisognosi di aiuto.

 


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